Mar 132017

Meditazione. Placare la mente!

Meditazione. Placare la mente!

Meditazione. Placare la mente!

“Vuota la citola.” – Nan-in, mestro Zen 

La nostra mente è un organo in grado si creare pensieri che prendono continuamente forma al livello della nostra coscienza. Se ci imponiamo di fermarli allo scopo si placare la mente stessa, la nostra impresa è destinata a fallire perché nel giro di pochi secondi essi riprendono la loro folle corsa.  Poiché l’attività che si svolge nella mente coinvolge ogni singola parte dell’organismo, se è caratterizzata da tensione e nervosismo comunica la sua agitazione a cellule, tessuti e organi; se invece è tranquilla, invia un messaggio di pace e armonia. 

Per sperimentare la vera essenza dello yoga, cioè la piena integrazione di corpo, mente e spirito, dobbiamo quindi sviluppare la capacità si placare la mente. Un pensiero è un insieme di energia e informazioni; secondo lo yoga, può essere un ricordo o un desiderio. Quando la mente è attiva, noi rammentiamo un evento del passato o anticipiamo qualcosa che potrebbe avvenire in futuro. Sanskara è il termine sanscrito che sta per «ricordo», vasana significa invece «desiderio».

Le impressioni fanno nascere i desideri. La visione di un annuncio pubblicitario riguardante una macchina di lusso, una vacanza in una località esotica o un abito griffato lascia nella nostra mente un’impressione che può dar vita o meno a un desiderio. A volte ci sentiamo costretti ad agire, e di conseguenza ci rechiamo in un autosalone, nella nostra agenzia di viaggi o in un negozio d’abbigliamento. L’azione che deriva dal desiderio viene chiamata Karma. Il ciclo infinito delle impressioni, generanti desideri, i quali a loro volta provocano azioni che suscitano nuove impressioni è una sorta di circuito che tiene in perenne attività la mente. Il circuito sanskara-vasana-karma può essere paragonato al software della nostra anima. Finchè continuiamo a pensare, la nostra mente è imprigionata in una vera e propria catena di montaggio che non lascia un solo attimo libero: azione…impressione..desiderio.. azione.

La meditazione è lo strumento che ci consente di sfuggire almeno temporaneamente a questa condizione di costante prigionia. Focalizzando la nostra attenzione in maniera naturale e spontanea, evitando di esercitare il benché minimo sforzo e svolgendo il ruolo del testimone silenzioso che assiste al viavai di pensieri che affollano la mente, noi entriamo nel varco che separa un pensiero dall’altro, e riusciamo a scorgere il regno della consapevolezza illimitata Samadhi. Grazie alla meditazione siamo in grado di spostare la mente dalla consapevolezza ristretta a quella allargata, percorrendo così il il sentiero più direttto che ci porta ad attivare la Legge della Pontenzialità Pura nell’ambito della nostra esistenza. Se la nostra mente è occupata da un desiderio o un ricordo particolare, le scelte che abbiamo a disposizione sono bene poche. Le persone rimangono spesso intrappolate nei solchi tracciati da modelli di pensiero sempre uguali e ripetitivi, e sono oppresse dalla certezza di essere bloccate in una determinata situazione solo perché incapaci di immaginare altre possibili alternative. Quando meditiamo abbiamo accesso al campo della potenzialità pura e ci spingiamo oltre i condizionamenti esterni, aprendoci così a nuove manifestazioni creative che in precedenza non erano alla nostra portata.

Qualunque siano le modalità che seguiamo per meditare, l’obiettivo è sempre lo stesso: uscire dai limiti della mente condizionata e accedere a quella non condizionata. Per riuscirci ci basta sperimentare un pensiero nei suoi aspetti meno nitidi e definiti fino all’attimo in cui emerge dal campo non locale della nostra consapevolezza. Non appena ci abituiamo ai pensieri che affiorano dalla coscienza, la nostra identità inizia a spostarsi passando dalla mente all’anima.

Secondo la teoria della Meditazione del Suono Primordiale, in ciascun momento della giornata l’universo esprime una differente frequenza vibratoria; per rendersene conto basta pensare a com’è via via diverso l’ambiente che ci circonda al mattino, al pomeriggio o al tramonto. Nell’arco di un ciclo lunare il suono del mondo cambia circa 108 volte: anche se ne esiste una versione che si adatta alla data,  al luogo,  al momento della nascita rappresenta sempre il rumore prodotto dal cosmo sulla soglia che separa la potenzialità e l’individualità. Questo suono primordiale può essere usato per riportarci oltre quella soglia, passando dall’individualità all’universalità e realizzando così lo scopo supremo dello yoga.